Questa citazione di Aristotele, ormai entrata nel gergo comune, colpisce per quanto sia in grado di cogliere uno degli aspetti più centrali e affascinanti della natura dell’essere umano.

Gli studi di antropologia e psicologia evoluzionistica hanno infatti successivamente confermato che la capacità ci cooperare in modo paritetico per il raggiungimento di uno stesso scopo e di organizzarsi in gruppi sociali è una delle caratteristiche peculiari della nostra specie, che ne ha determinato il successo evolutivo e che ha modellato anche il nostro modo di pensare e di agire (1,2).

Le neuroscienze hanno infatti messo in luce come l’essere umano abbia sviluppato un vero e proprio cervello sociale: una rete di circuiti cerebrali deputati a compiti di cognizione sociale, ossia quell’insieme di processi neurocognitivi che ci permettono di interagire con l’altro in modo funzionale (3).

Nell’ambito dello sviluppo del singolo individuo (ontogenetico), il bisogno di appartenere e formare legami interpersonali stabili sono motivazioni intrinseche fondamentali e biologicamente determinate (2).

Per questo, la qualità delle interazioni con le proprie figure di riferimento nei primissimi anni di vita è fondamentale per uno sviluppo armonioso delle capacità cognitive, affettive e sociali del bambino e, in ultima analisi, per lo strutturarsi della sua identità personale e della sua capacità di entrare in relazione con le altre persone. La coscienza umana, secondo questa prospettiva, è un oggetto che si crea nell’interazione con l’altro e quindi, come diceva un grande maestro, “sta sotto la volta celeste, non sotto la scatola cranica” (4).

Ho sempre trovato estremamente affascinante questa connessione che c’è tra il percorso di sviluppo del genere umano e quello del singolo individuo, che a sua volta rimane sempre intimamente connesso con quello degli altri individui con cui entra in relazione.

Forse in questi tempi di pandemia così difficili e conflittuali, ricordarci da dove veniamo può aiutarci a capire come progredire ulteriormente per affrontare questa sfida che ci è data, come individui e come genere umano.

Riferimenti per approfondire:

(1) Tomasello, M. “The ultra-social animal” Eur. J. Soc. Psychol. 2014
(2) Baumeister RF, Leary MR. “The Need to Belong: Desire for Interpersonal Attachments as a Fundamental Human Motivation” Psychol Bull. 1995
(3) Kennedy DP, Adolphs R. “The social brain in psychiatric and neurological disorders” Trends in Cognitive Sciences 2012
(4) Liotti G. “La dimensione interpersonale della coscienza” Carocci, Roma, 2005

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