Settembre rappresenta per molti l’inizio di attività e progetti dopo una (più o meno lunga) pausa estiva.

Capita spesso di arrivare in questo periodo dell’anno carichi di buoni propositi, che possono riguardare le nostre abitudini quotidiane oppure grandi sogni nascosti da troppo tempo nel cassetto. A volte riusciamo ad aggiungere a questo slancio di entusiasmo e aspettative positive, tutti gli ingredienti che servono a perseguire i nostri piccoli o grandi obiettivi di cambiamento. Ma molto spesso, una volta ripresa la routine quotidiana, finiamo per abbandonare l’impresa dopo poco tempo o ancora prima di averla iniziata.

Cosa ci può aiutare quindi a perseguire i nostri obiettivi personali?

Porsi obiettivi verosimili e rilevanti per noi
Pianificare le azioni per raggiungerli e il tempo necessario
Iniziare ad agire!

Più semplice a dirsi che a farsi, vero? Approfondiamo le strategie e i possibili ostacoli delle diverse fasi.

Obiettivi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”

Lucio Anneo Seneca

Partiamo con il porci obiettivi verosimili e rilevanti per noi.

Una strategia utilizzata per la definizione di obiettivi in ambito aziendale o riabilitativo è quella di formularli in modo dettagliato, includendo 5 elementi principali le cui iniziali formano la parola SMART:
Specifico: focalizza in modo chiaro cosa vuoi raggiungere
Misurabile: individua un indicatore che ti può aiutare a monitorare i tuoi progressi
Avvicinabile: verifica che sia effettivamente raggiungibile in base alla tua situazione personale e al contesto
Rilevante: lo scopo che ti prefiggi deve essere importante per te, rispondere a tuoi bisogni personali o valori
Temporizzato: datti un tempo di massima entro il quale raggiungerlo

Per esempio, se desideri smettere di fumare, un obiettivo SMART per cominciare potrebbe essere: ’’Voglio fumare 2 sigarette in meno al giorno (Specifico, Misurabile e Avvicinabile) perché fumare danneggia gravemente la mia salute (Rilevante) e mantenere questa abitudine per almeno 2 settimane (Temporizzato).

Uno dei possibili ostacoli in questo processo, è quello di non essere pienamente consapevoli di cosa sia davvero importante per noi e di quali elementi ci orientino in via prevalente nelle nostre scelte. Semplificando, quando prendiamo delle decisioni possiamo essere mossi da nostri bisogni personali, dal voler corrispondere ad un ideale interiorizzato oppure influenzati dal contesto sociale e/o relazionale.

Riprendendo l’esempio precedente, se il fatto che il fumo danneggi la mia salute non riveste per me una reale preoccupazione, ma mi sono dato questo obiettivo per assecondare per esempio le richieste del partner, probabilmente sarà più difficile mantenere la rotta. Se lo ritengo però comunque un obiettivo da perseguire, potrei cercare di ribaltare la questione e chiedermi a quale mio bisogno risponde il fumo e perché è così difficile per me smettere.

Quindi, per stabilire obiettivi rilevanti e renderli davvero raggiungibili è importante entrare in connessione con quello che davvero desideriamo in modo che la nostra motivazione interiore sia il principale motore del cambiamento che ci siamo prefissati.

Pianificazione

“L’unica cosa che ci appartiene è il tempo.”

Lucio Anneo Seneca

E’ arrivato il momento di pianificare le azioni per raggiungere il nostro obiettivo.

Prova prima di tutto a stimare il tempo necessario per i diversi passaggi che ti condurranno al tuo scopo. Valuta poi in quale momento della tua routine giornaliera o settimanale puoi inserire questo nuovo elemento. Se il tuo obiettivo riguarda l’inserimento di una nuova abitudine, può essere utile che il momento dedicato sia sempre lo stesso, in modo che si automatizzi una associazione tra il contesto e il comportamento che vuoi attuare che ne favorisca la ripetizione.

Dedica a questa attività di pianificazione non solo uno spazio mentale ma anche fisico: scrivi su un’agenda o un calendario, in formato cartaceo o digitale in base alle tue preferenze.

Sarà sempre possibile operare degli aggiustamenti in corso d’opera. L’importante è usarlo come uno strumento al nostro servizio, cercando di essere flessibili e indulgenti con noi stessi e abbassando le aspettative di perfezionismo e successo al primo tentativo.

Spesso i nostri buoni propositi si interrompono già in questa fase perché si ha la sensazione di non avere tempo sufficiente, soprattutto per le attività piacevoli e gratificanti per noi. Sicuramente ci possono essere periodi in cui questo avviene, ma se ci rendiamo conto che la sensazione di sovraccarico è costante e fonte di stress, forse vale la pena chiedersi se stiamo dando il giusto valore al nostro tempo e se lo stiamo gestendo in base a delle priorità personali. A volte questa sensazione può essere dovuta al fatto che il nostro tempo viene solo riempito di impegni e cose da fare senza essere mai realmente pensato.

Può aiutare tenere per una settimana un diario di auto-osservazione in cui annotare ogni giorno su 3 colonne le diverse attività svolte raggruppate per macro-aree (per esempio famiglia, cura della casa, lavoro, sé, amici, smartphone, televisione), il tempo dedicato a ciascuna e l’importanza che hanno per noi. Questo può aiutare a vedere se conduciamo una vita effettivamente in linea con i nostri valori e, se così non fosse, identificare spazi possibili di cambiamento.

Pianificare e monitorare di volta in volta cosa ha funzionato e cosa no nel nostro percorso verso il cambiamento che desideriamo, interrogandoci con sguardo gentile sulle motivazioni di eventuali intoppi o arresti sulla strada, può essere una buona strategia per riacquisire una sensazione di controllo sul nostro tempo e quindi, in ultima analisi, sulla nostra vita.

Azione

“Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili”

Lucio Anneo Seneca

Adesso è il momento di passare all’azione!

Può sembrare un suggerimento banale e superfluo, ma è proprio in questa fase che molti dei nostri progetti si arrestano.

Sia che il nostro obiettivo sia di inserire una nuova abitudine nella nostra quotidianità, sia che riguardi un cambiamento più complesso e a lungo termine, è essenziale compiere il primo passo.

Dopo avere deciso e pianificato di agire, infatti, dobbiamo tradurre l’intenzione in azione e ripetere il comportamento in modo costante affinché si formi un’abitudine. Se da un lato questo richiede una motivazione continua, dall’altro sentirci in movimento verso l’obiettivo a cui tendiamo può fornirci ulteriore energia e gratificazione.

Il più grosso nemico di questo processo è la procrastinazione, ossia la tendenza a ritardare volontariamente un’azione nonostante le prevedibili conseguenze negative. Capita a tutti di rimandare un compito o una scadenza, però se questa diventa una modalità ricorrente e pervasiva può avere conseguenze sulla propria vita lavorativa e relazionale e allontanarci dal raggiungimento dei nostri obiettivi.

Comunemente, tale comportamento viene interpretato come indicativo di pigrizia, negligenza, scarsa organizzazione o incapacità di gestire il tempo. Questi giudizi, che possono essere espressi dal contesto sociale e relazionale oppure dalla persona stessa come autocritica, prendono però in considerazione solo la sfera cognitiva, come se l’atto di procrastinare potesse essere interrotto con un po’ di buona volontà. L’effetto più probabile è di far provare ulteriore ansia e senso di colpa alla persona che si ritrova incastrata in questo meccanismo.

Bisognerebbe invece cercare di comprendere gli aspetti emotivi e motivazionali sottostanti a questo comportamento. Di fatto la procrastinazione è una forma di evitamento, che negli esseri umani è in genere una risposta alla paura. Si tratta quindi di una strategia disfunzionale per regolare stati emotivi problematici.

Ma di cosa ha paura chi procrastina?

Per ciascuno i temi e i vissuti possono essere diversi. Per alcuni può essere la paura di sbagliare o di fallire, accompagnata da temi personali di perfezionismo. Oppure si può avere a che fare con sentimenti di scarsa fiducia nelle proprie capacità. Può nascondere una difficoltà a decidere per una scarsa comprensione dei propri bisogni e #scopi. In altri casi, si può essere bloccati da demotivazione e scarsa energia, campanelli di allarme per uno stato depressivo.

La chiave è sempre quella di cercare di comprendere cosa ci muove (o ci blocca), con uno sguardo benevolo nei confronti delle nostre fragilità.

Un percorso di psicoterapia può aiutare ad aumentare la consapevolezza sul proprio modo di funzionare, che è il primo passo per un cambiamento in linea con i nostri bisogni e aspirazioni.

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *