Questa citazione di George Kelly, psicologo statunitense e padre della teoria dei costrutti personali, mi piace per la sua capacità di comunicare in modo semplice e immediato l’impatto potenziale di un percorso di psicoterapia.

Un percorso di scoperta di sé che non mira esclusivamente alla scomparsa dei sintomi, ma che porta a nuove e importanti consapevolezze sul proprio modo di essere e sui propri desideri e bisogni, permettendo così di tornare a vivere pienamente.

La Psicoterapia è un percorso di conoscenza di sé che, attraverso la parola e la relazione, ha lo scopo di curare la sofferenza psichica. La durata può essere variabile in base alla problematica trattata, all’orientamento teorico del professionista e agli obiettivi di lavoro che si concordano e costruiscono insieme.

Lo Psicoterapeuta è uno Psicologo o un Medico che ha completato un ulteriore percorso di formazione post-lauream della durata di 4 anni. Il percorso formativo, oltre a trasmettere le conoscenze teoriche sull’approccio terapeutico, sulla psicopatologia e sul funzionamento mentale, prevede molte ore di tirocinio, esperienze pratiche e supervisione di casi clinici. In alcune scuole è anche richiesto che lo specializzando completi un percorso di analisi personale. La professione è disciplinata dall’articolo 3 della legge 56/1989.

Esistono molti orientamenti teorici diversi in Psicoterapia, da cui derivano modalità pratiche di lavoro e obiettivi terapeutici diversi. In estrema sintesi, si possono individuare tre macro-orientamenti classici, da cui sono poi derivati ulteriori approcci: dinamico (per intenderci, l’approccio che segue alla psicoanalisi di Freud), sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale.

L’orientamento che ho scelto e che applico nella mia pratica clinica è Cognitivo Costruttivista Relazionale.

E’ un approccio che mette al centro la persona e i suoi peculiari modi di fare esperienza di se stessa e del mondo, aldilà dello specifico sintomo presentato. Lo scopo dell’intervento è quello di comprendere il significato del momento di crisi e sofferenza che si sta attraversando, ricollocandolo all’interno della propria storia di vita e riacquisendo così un senso di unitarietà e continuità della propria esperienza.

Questo permetterà di apprendere un modo di auto-osservarsi e riflettere su di sè, da poter utilizzare in futuro autonomamente per prevenire o affrontare nuove crisi.

Il lavoro sarà co-costruito seduta dopo seduta, partendo dal presupposto che l’esperto di sé è il paziente, quindi compito del terapeuta non è fornire soluzioni o la propria visione del mondo, ma aiutarlo a esplorare il suo modo di fare esperienza di sé stesso e del mondo in un clima cooperativo e non giudicante.Importanza fondamentale sarà inoltre data alla relazione terapeutica, come principale strumento di cambiamento e come opportunità di fare esperienza nel qui e ora dei propri modi di relazionarsi con l’altro.

Per approfondire, clicca qui.

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